80 persone per Giulietti a Como

4 12 2009

L’articolo di Michele Donegana di ecoinformazioni sull’incontro con Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, organizzato dal Comitato per la difesa della Costituzione di Como.

Vai sul blog di ecoinformazioni per leggere l’articolo





Giulietti in Biblioteca a Como il 3 dicembre

30 11 2009

Giovedì 3 dicembre alle 18, in Biblioteca a Como, Libertà di informazione. Un diritto garantito dalla Costituzione, incontro con Giuseppe Giulietti, giornalista e coordinatore dell’associazione Art. 21.

Il Comitato per la difesa della Costituzione di Como organizza, giovedì 3 dicembre 2009 alle 18 alla Biblioteca comunale di Como in piazzetta Venosto Lucati 1, l’incontro Libertà di informazione. Un diritto garantito dalla Costituzione con Giuseppe Giulietti, giornalista e coordinatore dell’Associazione Art. 21.
Per informazioni e-mail difesacostituzione@alice.it

Comitato per la difesa della Costituzione – Como





Denaro pubblico alla stampa quotidiana

21 11 2009

Contributi per quotidiani editi da imprese editrici la cui maggioranza del capitale sia detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali (art. 3 comma 2 bis legge 250/1990).

Dal sito del governo:  contributi erogati nel 2008 (anno di riferimento 2007)





500 firme per la libertà

4 11 2009

Anche Como si è mobilitata il 3 ottobre in difesa della libertà di stampa. Lo ha fato in modo significativo per quantità e qualità di partecipazione con più di 400 persone in piazza e 500 adesioni raccolte. Il tentativo di boicottare la manifestazione, messo in atto in vario modo da più parti, non è riuscito.

 Si è tentato di boicottarla anche nella nostra città, innanzi tutto non parlandone, scelta compiuta da una quota consistente dei media cittadini. Poi con la logora argomentazione: in Italia ci sono centinaia di giornali, canali televisivi ecc ecc, che andate cercando??

Il problema di fondo è questo: c’è una parte del Paese che avverte una sorta di inquietudine democratica perché vede minacciata la libera espressione del dissenso, specie di quello duro e frontale contro questo governo e, principalmente, questo presidente del consiglio. Milioni di italiani non intendono transigere su un valore irrinunciabile della nostra convivenza civile, una sorta di pilastro della costituzione repubblicana, appunto l’articolo 21, su cui poggia l’intero sistema democratico.

La questione è così importante da suscitare quotidianamente, e in modo spesso scomposto e grottesco, gli strali e le critiche del capo del governo. È così importante che la stampa di mezzo mondo, anche e soprattutto quella di ispirazione liberale, ha ormai da tempo individuato nel nostro Paese un rischio democratico. L’Italia è precipitata, nelle graduatorie mondiali sulla qualità e completezza dell’informazione, a livello delle nazioni meno sviluppate.

Il fatto è che il Paese vive in modo paradossale una grande anomalia della sua anomalia: unica democrazia al mondo a essere governata da un magnate dell’informazione che controlla direttamente o indirettamente i quattro quinti del sistema mediatico nazionale (l’anomalia) e che vorrebbe ridurre al silenzio il restante quinto (l’anomalia dell’anomalia).

Nella nostra città che, come si diceva, ha manifestato con energia il proprio dissenso nei confronti di questo stato di cose, da parte di taluni cittadini è stata avanzata la proposta di proseguire in un cammino di approfondimento sui complessi temi dell’informazione. Su questo percorso intendiamo impegnarci, cercando di evitare la frammentazione delle iniziative e la parzialità delle prospettive. Auspichiamo, per altro, un maggiore e diretto coinvolgimento di quanti, a Como, lavorano in questo delicato settore.

Bruno Saladino, consigliere comunale del Pd a Como, tra i primi firmatari dell’Appello per la libertà di stampa a Como. [da ecoinformazioni 396]





Battersi contro la tirannia della maggioranza

4 11 2009

Sono stato in piazza a Como il 3 ottobre per manifestare a difesa della libertà di stampa. Mi hanno colpito le parole degli oratori, perché denotano un radicale e positivo cambiamento di strategia di fondamentali forze politiche e sociali

 Saladino ha parlato del conflitto d’interessi e di pericoli per la democrazia; il segretario della CGIL e la rappresentante dei giornalisti, hanno insistito sugli effetti perversi della precarizzazione del lavoro. Mi ha però anche colpito la labilità organizzativa delle forze in campo: nessun microfono aperto, nessuna baldanza, il disturbo di una band musicale e quindi del Comune che l’ha autorizzata, lo sfilacciamento di tante, e forse ormai troppo datate militanze, giovani spaesati e poco coraggiosi, nessuna arringa, nessuna volontà e tenacia di combattimento, nessuna fede, nessuna bandiera. Una piazza affollata e sensibile, ma rassegnata e disorganizzata. Infine, una piazza che ho percepito, forse a torto, troppo moderata per i pericoli che denunciava. A questo moderatismo rivolgo queste mie riflessioni.

Che cosa significa battersi per la libertà di stampa? Si è detto: significa lottare non per una parte soltanto; questa libertà è insidiata tanto da destra quanto da sinistra. È vero, è indubbio: basti pensare al conflitto d’interesse! Ma bisogna intendersi bene.

Battersi per la libertà di stampa significa battersi contro tutte quelle forze sociali e politiche che quella libertà minacciano e non vorrebbero. Significa puntare il dito contro il conflitto d’interessi del nostro presidente del Consiglio e quindi significa battersi perché gli sia impedito di governare e di controllare, al tempo stesso, le televisioni private e quelle di Stato e la carta stampata e la pubblicità. Significa battersi contro la tirannia della maggioranza, che pensa che la democrazia consista nel legiferare e nel fare rispettare le leggi, e non nel rispetto dei diritti d’ogni singolo individuo. Significa battersi contro la precarizzazione del lavoro, anche giornalistico, che impedisce la libertà di parola. Significa battersi contro tutte quelle forze sociali e politiche che vogliono impedire il libero accesso al sapere e all’informazione. Significa combattere contro i conflitti d’interesse che sono tipici di tutto il nostro sistema informativo, caratterizzato dal perverso connubio tra potere economico (banche, industrie ecc.) e informazione, che impedisce il libero esercizio della ricerca della verità.

 Schierarsi

Battersi per la libertà, insomma, significa individuare con precisione millimetrica tutti coloro che questa libertà non vogliono e impedire loro di agire. Essere liberi implica quindi combattere, schierarsi, organizzarsi contro: contro coloro che concepiscono la libertà come un privilegio, di classe, di ceto, di razza, di religione, di nazione, di cultura, di partito, di clan, di cordata, di corrente. Se la libertà di stampa è in pericolo, è in pericolo la democrazia: non vedo come poter essere moderati in questa lotta per la sua sopravvivenza e come non rivolgere la propria attenzione a 360 gradi, guardando in casa d’altri, come in casa  propria.

Ma battersi per la libertà di stampa significa anche svolgere un’azione positiva, non solo di contrasto.

Significa smettere di aspettarsi dai propri avversari che si comportino in modo diverso da come si comportano: significa fare della libertà universale lievito di organizzazione. Non esiste un foglio informativo comasco che garantisce pari opportunità? Si ritiene che le tv locali oscurino talune notizie, talune forze politiche, taluni filoni culturali? Chi crede nella libertà, ha il dovere di praticarla: che si organizzi, che trovi i canali, le forze economiche, i talenti, le strutture, per creare i propri organi d’informazione. Se aspetteremo di risolvere i conflitti d’interesse che pervadono il nostro Paese, faremo in tempo a vedere crollare sotto i nostri occhi quel poco di democrazia e di libertà che ancora vi resistono.

Lamentarsi, come ho udito in piazza, perché esiste, oltre alla stampa d’industria e di banca e di famiglia, anche la stampa di partito, in una città dove i partiti non hanno nessun tipo d’organi d’informazione, suona grottesco.

 Da rivoli a torrente

Tuttavia, se si è convinti che l’informazione debba essere indipendente, se per davvero si crede che la libertà non sia garantita semplicemente dall’esistenza di una pluralità di fonti d’informazione, ma soprattutto dalla loro natura, allora che dei mille rivoletti delle attuali opposizioni comasche si faccia un unico torrente. Si uniscano le forze, non a esclusivo interesse di chi queste forze le ha più corpose, ma di tutti. Di tutti coloro che hanno a cuore gli interessi generali della collettività, e che non li confondono con i propri. Che la politica diventi un servizio di pubblica utilità certo è un’utopia: ma che almeno degli indirizzi, dei nomi e dei cognomi raccolti in piazza a Como, si faccia un inizio. Sono stufo di dare i miei indirizzi per referendum, lotte, manifesti e quant’altro, per poi dover constatare che questi indirizzi non sono utilizzati, che insomma si teme la pratica della democrazia e della libertà di parola e dell’organizzazione. Del resto, se siamo giunti a questo punto è perché la democrazia è stata progressivamente svuotata anche da cetualità politiche che a parole volevano farsene baluardo.

Per realismo, credo nell’utilità della rappresentanza politica e quindi anche di quella partitica: che i ceti politici che ambiscono ad essere dirigenti, lo siano per davvero; che la debolezza delle attuali forze partitiche comasche sia occasione per creare un foglio d’informazione aperto a tutti e utile a tutti. In piazza ho visto molti dirigenti: delle cooperative, dei sindacati, dei partiti, di diverse associazioni. Possibile ritrovarsi insieme il 25 aprile, il 3 ottobre, la prossima manifestazione, possibile esercitarsi in nuove accozzaglie elettorali, e poi continuare a rimanere paghi dei propri sempre più minuscoli orticelli? Luca Michelini [da ecoinformazioni 396]








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